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  • Barbara Sporchia

    Barbara Sporchia
  • Data: 18/11/2015

Hailè Selassiè

Un breve ritratto del Negus Neghesti (Re dei Re) d’Etiopia, che guidò il Paese fino al 1975

Hailè Selassiè (nome che significa ‘Potenza della Trinità’) è stato Imperatore d’Etiopia dal 1930 al 1936 e di nuovo dal 1941 al 1975. 
Egli era erede della dinastia salomonide, figlio del Ras Maconnen Woldemichael, che ebbe un ruolo di rilievo nella battaglia di Adua, in cui l’esercito etiope sconfisse gli italiani, nel 1896. 

La scalata al potere del futuro sovrano, iniziò nel 1917, quando venne nominato Reggente dell’Impero, per poi diventare Negus nel 1928 e Imperatore nel 1930.
Durante la propria ascesa al trono d’Etiopia, Selassiè riuscì a imporre una Costituzione in cui veniva rafforzato il potere personale dei regnanti a discapito della nobiltà feudale: tale accorgimento favoriva indubbiamente gli interessi di Selassiè ma avrebbe portato, in poco tempo, alla modernizzazione del Paese e all’uscita da una struttura economica ormai superata, anche se, in realtà il potere feudale non venne mai del tutto intaccato. Egli si impose fin dagli inizi della carriera anche in campo internazionale, dove spinse per ottenere l’ingresso dell’Etiopia nella Società delle Nazioni, che avvenne nel 1923: l’Etiopia fu il primo Paese africano a entrare nell’organizzazione.
Selassiè ben conosceva la precaria condizione internazionale dell’Etiopia, una delle poche nazioni del continente africano capace comunque di mantenersi indipendente dal potere coloniale europeo. Per tale motivo diventò per lui prioritario stabilire solide relazioni internazionali, nonostante le quali, nel 1935 il conflitto con l’Italia di Mussolini di riesacerbò fino a sfociare, dopo terribili massacri compiuti dagli invasori, nell’occupazione italiana. 
L’imperatore tenne un lungo discorso di fronte alla società delle Nazioni, i cui membri non fecero però nulla per sanzionare l’Italia e i barbarici mezzi utilizzati dai militari italiani anche sulla popolazione inerme. 
‘Prego Iddio onnipotente di risparmiare alle nazioni le terribili sofferenze che sono state inflitte negli ultimi tempi al mio popolo e delle quali i capi che sono qui al mio seguito sono stati inorriditi testimoni’.
Selassiè fu costretto al’esilio e, dal 1936 al 1941, si ritirò a Bath, in Gran Bretagna. 
Nel 1941, grazie all’appoggio degli Inglesi e all’intervento della Gideon Force britannica, l’Imperatore cacciò gli occupanti italiani e, il 5 maggio dello stesso anno, entrò trionfalmente ad Addis Abeba. 
“Poichè oggi è un giorno di felicità per tutti noi, dal momento che abbiamo battuto il nemico, rallegriamoci nello spirito di Cristo. Non ripagate dunque il male con il male. Non vi macchiate di atti di crudeltà, così come ha fatto sino all’ultimo istante il vostro avversario. State attenti a non guastare il buon nome dell’Etiopia. Prenderemo le armi al nemico e lo lasceremo ritornare a casa per la stessa via dalla quale è venuto”.
Gli anni successivi al termine della Seconda Guerra Mondiale videro Selassiè sempre più impegnato sul fronte internazionale. Nell’ambito della politica interna l’Imperatore promulgò una nuova Costituzione (1955) e continuò il processo di modernizzazione del Paese, ma, negli anni, non riuscì a mantenere il favore che il popolo etiope gli aveva riservato con la vittoria sull’esercito italiano. Ciò fu dovuto soprattutto al fatto che l’Imperatore non seppe avviare il processo di democratizzazione che la gente d’Etiopia chiedeva. Nel 1960 vi fu un primo, fallito, tentativo di colpo di Stato, a cui ne seguirono diversi altri, tutti repressi con la violenza. Ciò rese Selassiè estremamente sospettoso anche nei confronti di chi lo circondava, ma non modificò la sua capacità di avvicinarsi alle reali necessità del proprio popolo. La carestia che colpì il Paese nei primi anni ’70 aumentò il malcontento popolare, che portò al colpo di Stato del 1974 e alla rivoluzione guidata dai futuri esponenti del Derg, governo militare di stampo comunista, capeggiati da Menghistu Haile Mariam. 

Hailè Selassiè venne deposto nel settembre del 1974: i membri del Derg avrebbero voluto procedere alla sua uccisione, ma il timore che l’ascendente del Re dei Re sulla popolazione potesse ancora essere rilevante fece optare per una campagna di denigrazione della sua persona e del suo operato. 
Il 25 agosto 1975 venne data la notizia della morte dell’Imperatore, il cui funerale non venne però mai celebrato per evitar fenomeni di culto popolare. 
In realtà, sebbene vi siano molti lati oscuri nel suo operato, la sua figura ha dato origine a un movimento noto come Rastafarianesimo, che vede in Selassiè (Ras Tafari, dal suo nome alla nascita Tafari Makkonen Woldemichael) la seconda incarnazione di Dio, dopo Gesù Cristo, e che rende eterno il culto dell’ultimo Imperatore d’Etiopia. 

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