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  • Sergio Fantoni

    Sergio Fantoni
  • Data: 18/11/2015

Land-grabbing and villagization a Gambella

Dal 2010, il governo centrale etiope ha attuato due “Piani di trasformazione”, che riguardano anche lo stato regionale di Gambella, in cui Amare onlus interviene con alcuni progetti di sviluppo economico e sociale.

Anche il Gambella Regional State è interessato ai due Piani di trasformazione che il governo etiope sta attuando per favorire la crescita economica del Paese: il “Piano quinquennale di crescita e di trasformazione” e il “Piano triennale di villaggizzazione”. 

Il  “Piano quinquennale di crescita e di trasformazione” consiste nella locazione su  larga scala di terre arabili insufficientemente sfruttate o incolte, con l'intento di attrarre investimenti stranieri per milioni di dollari.

 

Il Piano governativo persegue tre macro-obiettivi:

- la creazione di posti di lavoro; 

- il miglioramento delle conoscenze nazionali in campo agricolo;

- la riduzione dell'insicurezza alimentare del Paese, possibile attraverso la collocazione sul mercato interno del 40% delle produzioni provenienti dalla grandi coltivazioni commerciali intensive. 

 

A livello nazionale, rientrano nel Piano 3,6 milioni di ettari di terreno, un’estensione pari a quella del Belgio.

Il “Piano triennale di villaggizzazione” punta a migliorare l'accesso ai servizi essenziali delle comunità rurali isolate, prevedendo il loro volontario trasferimento in aree più accessibili e dotate di acqua potabile, strutture sanitaria e scuole. Il programma punta al re-insediamento dei 1,5 milioni di persone in quattro stati regionali: Afar, Somali, Benishangul-Gumuz e, appunto, Gambella. A Gambella, in seguito alla messa in atto dei due Piani, il 42% della superficie totale è stata assegnata in locazione agli investitori stranieri e vasti settori delle stesse aree sono interessate dal Piano di villaggizzazione che, dal 2010, ha determinato il “ri-allocamento” di 45.000 famiglie, circa 225.000 persone di etnia Nuer. 

 

Gli investitori a Gambella sono multinazionali del settore agro-alimentare e il totale degli investimenti stranieri a Gambella supera i 3 miliardi di dollari. 

- Saudi Star Agricultural Development Plc, gruppo agro-industriale di proprietà del miliardario saudita Mohammed Hussein Alì Al-Amoudi, ha ottenuto 300mila ettari di terra da coltivare a riso, girasole e mais, in esclusiva per 60 anni al canone annuo di 9,42 dollari l’ettaro.

- Karuturi Agro Products, gruppo alimentare indiano, si è aggiudicato per 50 anni 312mila ettari di terreno per produrre olio di palma, zucchero, riso e cotone.

- BHO BIO Products Plc e RUCHI Group, indiani, hanno ottenuto rispettivamente 27 e 25 mila ettari da destinare alla coltivazione di piante per biocarburante;

- Verdanta Harvest Plc, compagnia privata con sede in Etiopia, ha ottenuto 3.012 ettari di terreno nell’area forestale di Godere dove avviare una piantagione di tè.

 

Il “Piano quinquennale di crescita e di trasformazione” attuato a Gambella è stato oggetto di pesante critiche da parte di numerose organizzazioni non governative che operano nell’ambito della difesa dei diritti umani e della tutela ambientale: esso è stato definito “land-grabbing” (sottrazione di terre) e messo in stretta relazione con il Piano di villaggizzazione, considerato strumentale. Nel 2012 Human Rights Watch, Osservatorio internazionale sui diritti umani, ha dedicato al land-grabbing attuato a Gambella un accurato rapporto, denunciando le seguenti criticità:

1) I contratti di land-grabbing risultano sottoscritti da ministeri o agenzie governative etiopi, a seguito di negoziati con i soli acquirenti e senza il coinvolgimento della popolazione che vive nelle aree oggetto di locazione; in taluni contratti non è precisamente specificata l'ubicazione del terreno oggetto del contratto, mancando le coordinate Gps. Anche gli spostamenti in massa delle comunità locali per far posto all'agricoltura commerciale, in assenza di qualsivoglia forma di consultazione sul processo di villaggizzazione, costituiscono una violazione della Costituzione etiope, ai sensi dell’art. 40 che recita: «I pastori etiopi hanno diritto ad una terra gratuita per il pascolo e l'agricoltura, così come al diritto di non essere espulsi dalle loro terre». Nel suo rapporto 2012, la stessa F.A.O evidenzia che per gli investimenti che implichino acquisizioni di terra su vasta scala in Paesi dove i diritti fondiari sono incerti e precari, come appunto in Etiopia, gli svantaggi superano di molto i pochi benefici apportati alla comunità locale. Al contrario, gli investimenti che riescono a mettere insieme i punti di forza degli investitori (capitale, competenza in materia di gestione e marketing, tecnologia) con quelli degli agricoltori locali (mano d'opera e conoscenze locali) sono quelli destinati ad avere più successo (Rapporto F.A.O. 2012, Trends and Impacts of Foreign Investment in Developing Country Agriculture).

2) Gli abitanti delle aree oggetto di land-grabbing, in quanto privi dei titoli formali relativi al possesso di case e terre, vengono scacciati e non ricevono alcuna compensazione economica, ma solo promesse di acqua, scuole, cure mediche erogate altrove.

3) Nelle aree date in concessione alle imprese straniere vivono prevalentemente comunità di Nuer, pastori e agricoltori semi-nomadi la cui sopravvivenza dipende dalla terra, dall'acqua e dai pascoli. Se il loro trasferimento avviene in assenza di mezzi di sussistenza alternativi e/o senza un regolare approvvigionamento di aiuti alimentari, esso può mettere a rischio la vita di intere comunità, private di mezzi di sostentamento, oltre che causare il degrado della terra, delle risorse idriche e della biodiversità.

4) Talora, i trasferimenti forzati sono avvenuti sotto costrizione e violenza.

5) Gli investitori stranieri assumono manodopera locale al salario minimo giornaliero di 12 birr (0,73 dollari), quasi la metà dell’indice di povertà estrema fissato dalle Nazioni Unite in 1,25 dollari/giorno. 

Si verifica altresì che la manodopera impiegata, anche quando poco qualificata, non sia locale, con conseguenti riserve sull’aumento reale dei posti di lavoro e sulla loro sostenibilità. 

6) Secondo la Banca Mondiale solo due investimenti in agricoltura realizzati in Etiopia sono stati accompagnati da un’analisi di impatto ambientale, come prescritto dalla legge (Word Bank, Rising Global Interest in Farmland: Can it yield sustainable and equitable benefits?, 7 settembre 2010). Per il resto le foreste vanno al rogo e i bulldozer spianano il terreno, tecniche ben diverse da quelle tradizionali praticate dai Nuer, che bruciano erba e cespugli senza attaccare la foresta. 

7) Il riso ed altre piante alimentari coltivate nelle farms straniere sono tradizionalmente poco consumate dagli Etiopi e, tra gli effetti del land-grabbing,  è prevedibile anche un radicale cambiamento di utilizzo delle terre fertili e dei consumi alimentari.

 

La mia esperienza a Gambella, tra i villaggi di Abobo e Pugnido, in una zona pesantemente fatta oggetto di land-grabbing mi ha portato a contatto con comunità di Nuer privati della terra e dei pascoli. Ho visto con i miei occhi come le grandi imprese dell'agricoltura globalizzata, che si accaparrano la terra, stanno cambiando il volto sociale, economico e ambientale di quella zona.

In questo contesto opera il Vicariato Apostolico di Gambella, retto dal vescovo italiano Mons. Angelo Moreschi, con cui Amare onlus collabora da anni. Oltre alla vocazionale attività di evangelizzazione, il Vicariato persegue obiettivo dell’autosufficienza economica delle missioni della Diocesi.

Pertanto, è stato introdotto e implementato un originale modello di sviluppo integrato che, intervenendo contemporaneamente nell’ambito della sanità, dell’agricoltura e dell’educazione, favorisce lo sviluppo globale della comunità interessata.

Ogni parrocchia infatti viene dotata di cinque strutture di base: 

1) la Chiesa, che risponde all’esigenza di evangelizzazione, in un’area a progressiva islamizzazione; 

2) l’edificio scolastico, per i primari compiti di istruzione e formazione; 

3) il pozzo di profondità, da utilizzare per gli usi domestici, agricoli e di allevamento; 

4) il mulino  per la macinazione dei cereali, lavoro tradizionalmente affidato alle donne;

5) il progetto agricolo e di allevamento, accompagnato da specifici training formativi.

In ogni Parrocchia, il Vicariato colloca un sacerdote e un catechista;  è sempre istituto un Comitato di villaggio, solitamente di 5 membri di cui almeno 2 donne, con compiti di vigilanza, controllo e manutenzione ordinaria delle strutture. 

La missione di Shebo, aperta 14 anni fa, ha conseguito nel 2012 l’autosufficienza economia: quanto la comunità ricava dalla commercializzazione delle eccedenze agricole (cereali e frutta) consente di sostenere tutte le attività educative e ricreative organizzate al suo interno. Nello Stato Regionale di Gambella, l’esperienza del Vicariato rappresenta dunque un modello di sviluppo sostenibile e rispettoso della popolazione locale.

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